Le Petit Diable si ingolfa sul più bello nel deserto qatariota, ma che torneo!

È stata la finale di Messi, di Mbappé, del “Dibu” Martinez, del “Fideo” Di Maria. È stata una finale bellissima, coinvolgente, ricca di colpi di scena. Sicuramente non è stata la finale di Griezmann, le Petit Diable. Ma un mondiale da protagonista assoluto non può venire oscurato da una partita. Neanche se si tratta della Finale.

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Qualche numero? Un media dell’85% per passaggi completati; 35 cross (primo in questa speciale classifica dell’intera competizione), 21 passaggi chiave (anche qui primo del torneo), 6,4 palloni recuperati a partita. Numeri da Kanté, ed infatti l’amico Pogba, costretto ai box piemontesi da settembre, lo ha soprannominato “Griezmannkanté”. Inoltre, è doveroso citare un altro dato piuttosto significativo: 3 assist forniti. Primo, in coabitazione con Messi. Grizou, in qualche modo, lo zampino lo mette sempre.

Antoine è stato per distacco il migliore in campo di Francia-Marocco, l’uomo ovunque dei transalpini, capace di svolgere qualsiasi compito. Una risorsa essenziale per Deschamps, che lo ha spostato in un ruolo non suo per le assenze del numero 10 juventino e di Kanté. È stato l’elemento indispensabile come dimostra il record nazionale appena siglato di 19 partite di fila ai Mondiali. Il pupillo del Cholo Simeone (suo storico mister all’Atletico Madrid) che aveva trascinato la Francia verso la seconda stella a suon di gol in Russia 2018, si è trasformato in un regista occulto, una sorta di mezzala box-to-box. E i già citati forfait di Pogba e Kanté non sono stati più un problema. Il numero 8 dei “Colchoneros”, infatti, ha sorpreso tutti dimostrando, ancora a 31 anni, di sapersi reinventare.

È cresciuto di partita in partita fino al premio di MVP, meritato, in semifinale. E, anche a fronte di una finale sottotono, è difficile non considerarlo il miglior centrocampista del torneo. Per applicazione, per intelligenza tattica e volume di gioco creato.

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Agli albori della propria carriera ha accettato di fare l’esterno sinistro per trovare spazio nella prima squadra della Real Sociedad, in un periodo in cui peraltro giocava solo a sprazzi con le giovanili. Le ultime due annate alla Sociedad incantano il Cholo Simeone che appena può se lo porta a Madrid, cambiandone però il posizionamento. Secondo lo storico centrocampista ex Inter e Lazio, Antoine deve giocare più vicino alla porta: seconda punta, anno 2014/15.

Ad Euro 2016, in Francia, è trequartista.

Poi il periodo infelice a Barcellona. In Catalogna cambia tutti i ruoli dell’attacco ma sempre con totale disponibilità. 

Infine, il “Griezmannkante”, che agendo nell’ombra è tornato a splendere. Per il bene della Francia, certo, ma ne aveva bisogno anche lui: all’inizio di questa stagione è partito molte volte dalla panchina con l’Atletico Madrid per ragioni burocratiche. Infatti, per evitare di pagare 40 milioni più 10 del prestito al Barcellona, il Cholo è stato costretto a farlo giocare meno di un tempo in 14 partite.

Ala, punta, trequartista, falso nove. Ora anche mastino in mezzo al campo. È stata l’ennesima trasformazione tattica del 7 francese, anche la sua consacrazione definitiva? Se solo avesse inciso nella finalissima…

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